Perché gli adolescenti cercano esperienze nuove?

da | Gen 18, 2025 | Adolescenza | 0 commenti

Foto di Mircea Iancu da Pixabay

«Amo gli adolescenti perché tutto quello che fanno lo fanno per la prima volta»

Jim Morrison

Il cosiddetto novelty seeking, cioè la ricerca della novità, si configura non solo come fattore caratteristico di alcune personalità, ma anche e soprattutto come tratto distintivo trasversale che caratterizza l’età dell’adolescenza.

Il novelty seeking

La forte spinta verso la ricerca di stimoli e la scarsa capacità d’inibizione hanno una motivazione neurobiologica, da ricercare nel cosiddetto sistema del reward. Coinvolti in questo processo, infatti, ci sono tre aree cerebrali importanti l’area tegmentale-ventrale, il nucleus accumbens e la corteccia prefrontale (Bear et al., 2002).

L’area tegmentale-ventrale e il nucleus accumbens

Queste due aree costituiscono, in un certo senso, il motore delle nostre spinte motivazionali: si attivano, infatti, quando vediamo qualcosa che ci piace e che vogliamo raggiungere (Bear et al., 2002). Sono quelle che ci spingono a esplorare, a essere curiosi, a fare esperienza e a ricercare stimoli nuovi.

Per questo motivo, queste aree sono particolarmente attive durante l’adolescenza: un teen-ager ha bisogno di esplorare il mondo circostante, di conoscere e di cimentarsi in situazioni differenti da quelle a cui era abituato da bambino. Si trova in una fase in cui si sta strutturando la sua personalità e ha bisogno di capire che cosa gli piace e che cosa no.

La corteccia prefrontale

Ok, il motore funziona. Che dire dei freni?

Il controllo inibitorio, in ogni individuo, viene esercitato dalla corteccia prefrontale. In questo caso, essa ha un compito specifico: controllare ed eventualmente inibire gli impulsi provenienti dal “motore”, cioè dalle strutture di cui parlavamo nel paragrafo precedente (Gazzaniga et al., 2015).

Il fatto è che, nei teen-agers, la corteccia prefrontale non solo non è ancora pienamente sviluppata, ma proprio con l’esordio dell’adolescenza inizia ad andare incontro ad un profondo riassetto, che terminerà solo dopo i diciotto anni (vedi: clicca qui).

Quindi?

Quindi, durante l’adolescenza, le strutture che spingono verso la curiosità e il novelty seeking sono già mature ed esageratamente attivate, mentre la corteccia prefrontale (cioè il freno, l’inibizione comportamentale, il raziocinio) è ancora acerba e terminerà il suo sviluppo proprio con la fine della fase adolescenziale.

Ne consegue una situazione di squilibrio in favore dell’esplorazione e della voglia di fare nuove esperienze, senza pensarci troppo. In questa fase sarà cruciale il contesto in cui vivono i ragazzi, dove la presenza di adulti in grado di “fungere per loro da corteccia prefrontale” diventa un tema tanto delicato quanto importante.

Alla luce di ciò, quello che va tenuto a mente è che la naturale curiosità di un adolescente, nasce come frutto di un complesso sistema neurobiologico, che cerca di creare le condizioni per permettere all’individuo di divenire un adulto consapevole e strutturato.

La combinazione tra le caratteristiche temperamentali del ragazzo, le sue scelte e le interazioni con l’ambiente (dunque la famiglia, la scuola, il gruppo di amici, il contesto sociale e tutto ciò che lo circonda), daranno la direzione.

Bibliografia

Bear M.F., Connors B.W., M.A. Paradiso (2002), Neuroscienze: esplorando il cervello, trad. it. 4°ed. a cura di A. Angrilli, C. Casco, A. Maravita, M. Olivieri, E. Paulesu, L. Petrosini, B. Sacchetti, Milano, Masson (Ed. or. 1996).

Gazzaniga M.S., Ivry R.B., Mangun G.R. (2015), Neuroscienze cognitive, 2° trad. it. 4° ed. a cura di A. Zani, A. Mado Proverbio, Bologna, Zanichelli (Ed. or. 2002).